LA SCUOLA DIVENTA ALTRO

Scopri QUI le attività di gruppo proposte da Calendar People

TERRA TICINESE, dicembre 2024
Rubrica Persone, luoghi, benessere

Di Anna OstiniDocente di educazione fisica al Centro Professionale Commerciale (CPC) di Locarno, Vera Banchini da tre anni è anche mediatrice scolastica. A novembre ha proposto di fermare la scuola per tre giorni. Con il suo grande entusiasmo è riuscita a coinvolgere la direzione scolastica in un progetto innovativo. “Lo scorso anno ho ascoltato più di 60 studenti – spiega l’insegnante – ognuno ha la sua storia personale, ma c’è un filo comune che emerge: una profonda difficoltà relazionale, paure, ansia e stress. È un disagio a cui non possiamo restare indifferenti, ho deciso di agire. Così è nato il progetto La scuola diventa altro”. 

Vera Banchini, che abitudini hanno i vostri studenti?
Il nostro istituto scolastico è frequentato da 800 alunni che vanno dai 14 ai 25 anni. Molti di loro passano il tempo libero in casa, immersi nei videogiochi, le amicizie sono per lo più virtuali. Fanno poche esperienze dirette e, quando entrano nel mondo del lavoro, in molti smettono di praticare sport. A scuola, al di fuori delle lezioni, sono costantemente con gli occhi incollati allo schermo del cellulare. Nei corridoi c’è un silenzio che preoccupa. 

Cosa hai organizzato per smuovere le acque?
Abbiamo pensato di portare nella scuola una serie di attività che dessero un motivo per invogliare ragazzi e ragazze a comunicare, per far sì che si potessero conoscere meglio fra loro. Per tre giorni, invece di frequentare le lezioni tradizionali, hanno avuto modo di partecipare ad atelier di classe e spettacoli teatrali. Sono state proposte attività esperienziali, non prettamente teoriche, che presentassero approcci diversi alla quotidianità, nuovi modi di vivere, nuovi mondi. Allievi e allieve sono stati invitati a mettersi in gioco.  

Quali esperienze sono state proposte?
Hanno avuto modo di relazionarsi attraverso realtà meno conosciute, come l’Analisi delle mani o il Rio Abierto. Si sono confrontati con tematiche come il non giudizio, lo stress, l’alimentazione, la ricchezza, l’identità, l’autostima, l’amore e la gentilezza. Hanno partecipato inoltre a momenti di scambio con Gioventù dibatte e fatto riflessioni sulle tecniche di studio.  Si sono avvicinati ad ambiti come la musica e il cinema. Hanno potuto pensare al rapporto con il loro corpo, come con il percorso sensoriale a piedi nudi. 

Che riscontro avete avuto?
L’esperienza è stata accolta con grande entusiasmo. Qualche momento di imbarazzo o titubanza è stato superato senza troppe difficoltà. Ragazzi e ragazze hanno scoperto nuovi ambiti, hanno dialogato con le loro emozioni attraverso strumenti differenti. Alcuni si sono guardati dentro, riuscendo ad esprimere difficoltà che erano rimaste nascoste. Hanno apprezzato di osservarsi al di là del ruolo di studente, in una nuova luce. L’obiettivo è stato raggiunto. 

Che supporto hai ricevuto per un progetto così impegnativo?
Ho collaborato con i colleghi mediatori Claudio Sassi e Monica Galante; ognuno di noi ha portato le sue competenze e sensibilità. Più parlavo del progetto, più le persone intorno a me iniziavano a crederci e a offrirmi il loro sostegno. Compresa la direzione della scuola, la Divisione della formazione professionale e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS). Vogliamo inoltre ringraziare tutti gli sponsor che ci hanno sostenuti, in particolare Radix, la Fondazione impiegati del commercio del Locarnese e il Percento culturale Migros. Senza dimenticare i relatori, che sono stati fantastici. 

Chi sono i relatori che sono stati coinvolti?
Persone con un’autentica predisposizione al dialogo. Figure accoglienti, capaci di stimolare gli studenti e le studentesse rispettando i loro tempi e i loro bisogni. Loro stessi sono stati felici di poter interagire con questa fascia d’età, intuendo quanto sia importante spronare i giovani. 

All’interno dell’ambito accademico come è andata?
La direzione scolastica ha aderito con entusiasmo a questa proposta e ciò ha permesso di coinvolgere le colleghe e i colleghi docenti. Anche loro hanno avuto l’opportunità di partecipare ad alcune attività di gruppo, oltre ad altre specificatamente a loro dedicate.

Qual è il messaggio più importante di questo progetto?
Dobbiamo andare oltre i ruoli e gli schemi tradizionali. Noi insegnanti siamo i primi a doverci mettere in discussione e in gioco per dare l’esempio. Solo così i ragazzi e le ragazze si sentiranno liberi di aprirsi e dialogare. L’adulto ha la responsabilità di offrire opportunità di crescita ai giovani; ne hanno bisogno. E come ha detto una ragazza alla fine delle tre giornate: “Da cosa nasce cosa”.

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