
Scopri QUI le attività di gruppo proposte da Calendar People
“Dobbiamo andare oltre i ruoli e gli schemi tradizionali, metterci in gioco per dare l’esempio. Solo così i ragazzi si sentiranno liberi di aprirsi e dialogare. L’adulto ha la responsabilità di offrire opportunità di crescita ai giovani”. Difficile dimenticare le parole di Vera Banchini, la docente e mediatrice al CPC di Locarno che ha ideato il progetto “La scuola diventa altro”.
Grazie al coinvolgimento di Calendar People, lo scorso autunno, per tre giorni anche noi abbiamo proposto le nostre attività a studenti dai 14 ai 25 anni. L’obiettivo? Farli tornare a comunicare, accendere in loro un poco di entusiasmo. “Non è stata un’esperienza semplice – spiega chi ha condotto le attività – ci sono state diverse situazioni complesse, ma sono stati incontri molto arricchenti. È stata sicuramente una bella sfida, che ci ha dato tanta soddisfazione”.
Una partenza spesso in salita – Fondamentale è stato conquistarsi la loro fiducia. Molti studenti si sono presentati con scetticismo, a tratti menefreghismo, riluttanza, manifestando disagio e difficoltà verso le attività, ma anche verso gli stessi compagni. C’è anche chi ha costantemente cercato di disturbare, le provocazioni non sono mancate. Ma, il più delle volte, il risultato finale è stato eccellente. “Con ogni classe è stata un’esperienza unica. Mi ha emozionato che alla fine di ogni atelier, ogni ragazzo ha ringraziato e salutato con il sorriso, segno che l’incontro ha lasciato qualche cosa in loro”. E alcuni sono anche tornati!
Il testo prosegue dopo il video. Guarda il servizio della RSI
Nuovi strumenti per conoscersi – I ragazzi hanno dimostrato interesse per discipline a loro sconosciute, hanno capito di avere strumenti alternativi per esprimersi, conoscersi meglio e relazionarsi con chi gli sta vicino. “Hanno trovato nuovi stimoli grazie ai quali guardarsi dentro, riflettere su loro stessi, capire chi sono e come funzioniamo. Vederli concentrati in quello che stavano facendo e cercare il confronto con i compagni, per condividere i risultati e pensieri personali, è stata una piacevole sorpresa”.
Prima regola, non giudicare – Come sempre la regola comune è non giudicare, non c’è giusto o sbagliato, non ci sono soluzioni. “I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati. Se gli si dà l’occasione sanno mettersi in gioco. Aver stimolato rapporti diretti e trasparenti ha aiutato le connessioni e i giovani hanno apprezzato di osservarsi al di là del ruolo di studente, sono stati trattati da adulti”.
Maggiore fiducia per il futuro – E c’è anche chi ha anche chiesto un confronto in merito al percorso di formazione o per situazioni personali. “I ragazzi hanno rallentato e hanno dialogato con le loro emozioni attraverso strumenti differenti. Non solo hanno espresso e condiviso i loro pensieri, ma hanno anche fatto domande, riflessioni, non si sono fermati all’ascoltare. Hanno evidenziato interessanti connessioni fra i diversi atelier vissuti”. Apertura, curiosità e sguardo più positivo verso il presente e il futuro hanno donato maggiore fiducia agli studenti, ma anche a chi ha condotto le attività. Speriamo che altre scuole possano proporre esperienze così profonde.
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