MEDITAZIONE IN MOVIMENTO. “LA VIA È LA META, RALLENTIAMO”

Tai Chi in Ticino: meditazione in movimento, la via è la meta

Lo si può osservare camminare lento verso l’oratorio di San Zeno, sopra Lamone, o assumere posizioni fluide muovendosi quasi a rallentatore. «La tranquillità, l’equilibrio e la giusta attenzione ti permettono di affrontare qualsiasi prova, fisica o mentale», racconta Emilio Suergiu, insegnante di Tai Chi Quan, una delle attività di movimento in Ticino più complete per corpo e mente.

La via è la meta

«Il Tai Chi Quan si rifà al concetto dello Yin Yang, che grazie al costante dualismo porta al continuo movimento. Nella filosofia cinese non esiste lo stare fermi. La pratica stessa è l’obiettivo, non il risultato da raggiungere. La sfida è staccare la mente dai pensieri quotidiani e dedicare tutta l’attenzione a noi stessi nel presente».

Arte marziale, meditazione, medicina preventiva

«Il Tai Chi Quan fa parte delle arti marziali cinesi, ma si è evoluto diventando una meditazione, una ginnastica, una medicina preventiva. Ci si avvicina per stare bene: si potenzia l’equilibrio posturale, si prende coscienza del proprio corpo, ci si ricarica». I movimenti sono aggraziati, fluidi, giocano sui pesi e sulla rotazione del busto.

Il terzo elemento: il respiro

«Quando ti accorgi dell’importanza della respirazione capisci come puoi aiutare la tua concentrazione. Puoi rallentare in un mondo dove tutti vanno troppo di corsa». Un principio condiviso con il Jin Shin Jyutzu.

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Di Anna Ostini – Lo si può osservare camminare lento verso l’oratorio di San Zeno, oppure, arrivato nei pressi dell’ex eremo, assumere delle strane posizioni, muovendosi quasi a rallentatore. “La tranquillità, l’equilibrio e la giusta attenzione ti permettono di affrontare qualsiasi prova, fisica o mentale”, commenta Emilio Suergiu, insegnante di Tai Chi Quan. “Questa camminata, che parte dal nucleo storico di Lamone e che si snoda sulla collina fra i vigneti, per me è un’ideale passeggiata meditativa, che mi aiuta a staccare dai pensieri quotidiani”, continua il 57enne di Manno, consulente di vendita di materiali edili.

Emilio, questi movimenti lenti e continui possono essere davvero incisivi?
Certo. Il Tai Chi Quan si rifà al concetto dello Yin Yang, che grazie al costante dualismo porta al continuo movimento. Nella filosofia cinese non esiste lo stare fermi. Se si nota, anche alle fermate del bus spesso gli orientali si appoggiano alternativamente sulle gambe. La via è la meta. La pratica stessa è l’obiettivo, non il risultato da raggiungere. Il movimento ti dà la possibilità di fare, di vivere, è la vita stessa. Come accade in natura. La sfida è staccare la mente dai pensieri quotidiani e dedicare tutta l’attenzione a noi stessi nel presente.

Come è nato questo tuo interesse?
L’Oriente è diventato una passione per molti ragazzini degli anni Settanta/Ottanta. Grazie al cinema le arti marziali sono arrivate al grande pubblico, si è così iniziato a parlare di Judo, Karate o Kung Fu. Io ho cercato subito dei corsi, crescendo ho approfondito diverse tecniche dal differente approccio e ho iniziato a insegnare. Infine ho capito che il Tai Chi Quan era la mia dimensione, dove corpo e mente si uniscono al meglio.

Sarebbe errato parlare di una tecnica di combattimento?
Il Tai Chi Quan fa parte delle arti marziali cinesi, ma si è evoluto diventando una meditazione, una ginnastica, una medicina preventiva. L’attenzione va al gesto, al movimento nello spazio, attraverso i cinque sensi. Ci si avvicina per stare bene: si potenzia l’equilibrio posturale, si prende coscienza del proprio corpo e come questo si muove, ci si ricarica. Sono movimenti aggraziati, fluidi, che giocano molto sui pesi e sulla rotazione del busto.

Dal corpo come si arriva alla mente?
Come quando un bambino a scuola impara una poesia, memorizzando movimenti prima sconosciuti, unendoli in un’esecuzione codificata, alleniamo la nostra mente. Il cervello sta nel qui e ora. L’obiettivo è la tranquillità. Ma per questo abbiamo anche un terzo elemento fondamentale che è il respiro.

È il respiro a fare la differenza?
Per me è stato così. Praticavo da diverso tempo, ma mi mancava qualcosa, volevo andare oltre l’aspetto fisico. Così nel 1998 sono andato in Cina, dove per un mese ho seguito corsi per sei ore al giorno. Ho fatto un passaggio ulteriore: quando ti accorgi dell’importanza della respirazione capisci come puoi aiutare la tua concentrazione. Puoi rallentare in un mondo dove tutti vanno troppo di corsa. Stai così meglio tu e quindi anche chi ti sta vicino.

In Ticino c’è molto seguito?
Questa pratica è poco diffusa, meno conosciuta rispetto, ad esempio, al più noto yoga. Da noi non c’è un movimento, ma la cosa bella è che chiunque può praticarlo. Amo fare lezioni miste sia dal punto di vista delle esperienze pregresse, sia dal punto di vista dell’età, così si impara molto di più. Dai 14 agli 81 anni, ognuno si gestisce a seconda delle sue potenzialità.

Quando praticate al Parco Ciani di Lugano c’è chi si sorprende?
A volte, ma è stupendo vedere un parco cittadino che accoglie nello stesso momento diverse attività. In più per noi questo è uno stimolo ulteriore per cercare di rimanere concentrati, ci si gira di schiena se caso, si chiudono gli occhi, un incentivo ulteriore per vedere con tutti gli altri sensi.

TERRA TICINESE, febbraio 2023
Rubrica Persone, luoghi, benessere

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