“NEL PARCO USCIAMO DALLA ZONA DI COMFORT”

Rio Abierto al parco a Locarno: usciamo dalla zona di comfort

Al Parco della Pace o al Parco delle Camelie, a Locarno, anche in pieno inverno non è difficile trovare un gruppo di persone che si divertono, muovendosi in cerchio sulle note di brani coinvolgenti: è una sessione di Rio Abierto all’aperto, fra le attività di movimento in Ticino più originali. «Praticare in natura è una sfida ulteriore — spiega l’insegnante Silvana Marzari — usciamo in tutti i sensi dalla zona di comfort. Mischiamo le carte e viviamo il momento».

Perché al parco

«Questi luoghi sono ideali perché curati e pianeggianti, vicini al centro ma tranquilli e immersi nella natura». E i passanti? «Questo è il bello! Stare all’aperto è un esercizio per buttarsi, vivere differenti contesti ed essere pronti all’imprevisto, oltre che un grande allenamento di concentrazione. Per chi ci incontra può essere l’occasione per unirsi a noi senza averlo programmato: capita ogni tanto!».

Un’attività per chiunque

«Chiunque può praticare Rio Abierto, indipendentemente dall’età, dalle capacità motorie o dalle esperienze pregresse. Non è una danza codificata, non ci sono livelli o competizioni: c’è un grande senso di inclusione». Appena possibile si pratica scalzi: «Stare a diretto contatto con il suolo ci radica maggiormente ed è molto liberatorio».

Cosa si prova

«L’energia che si sprigiona nel gruppo è sorprendente e ogni volta diversa. Se pratichi regolarmente il tuo atteggiamento cambia, anche a livello emotivo e mentale: più ti muovi, più ti rendi conto di essere flessibile, positivo e presente. Il difficile è salutarsi a fine incontro». Le sessioni all’aperto si svolgono a Locarno, nel Locarnese o dove preferisci tu su richiesta.

Prova il Rio Abierto al parco

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Di Anna Ostini – Al Parco della Pace o al Parco delle Camelie, a Locarno, anche in pieno inverno, non è difficile trovare un gruppo di persone che si divertono, muovendosi – spesso in cerchio – sulle note di brani musicali coinvolgenti: è una sessione di Rio Abierto. “Praticare in natura è una sfida ulteriore – ci spiega l’insegnante Silvana Marzari, architetto di Orselina – usciamo in tutti i sensi dalla zona di comfort. Mischiamo le carte e viviamo il momento”.

Silvana, perché proprio questi luoghi?
“È capitato di praticare anche in altri contesti, in particolare al Lucomagno o al Parco del biotopo di Camorino, al Parco di Villa Carmine di Lugano, ma questi luoghi sono ideali perché molto curati e pianeggianti, vicino al centro, ma tranquilli e immersi nella natura. Quello che apprezzo molto è che sono frequentati da persone rispettose, che passeggiano poco distanti da noi”.

I passanti non costituiscono una distrazione?
“Questo è il bello! Per chi pratica stare all’aperto è un esercizio importante per buttarsi, vivere differenti contesti ed essere pronti all’imprevisto, oltre che un grande allenamento di concentrazione. Per chi ci incontra, invece, può essere un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo, per unirsi a noi senza averlo programmato, capita ogni tanto!”.

Chi partecipa a questa attività?
“Chiunque può praticare Rio Abierto, indipendentemente dall’età, dalle capacità motorie o dalle esperienze pregresse. Non si tratta di una danza codificata, non ci sono livelli o competizioni. Tutti capiscono che possono avere il loro posto: c’è un grande senso di inclusione. Siamo tutti diversi, ma alla fine ci riscopriamo tanto simili”. 

Come si svolge una pratica?
“Una prima parte prevede un movimento guidato, in cerchio, poi si lascia spazio alla libera espressione. Sono importanti l’ascolto e il rilassamento. L’obiettivo è coinvolgere e muovere ogni parte del nostro corpo, risvegliandone l’energia. Non conosco un’altra disciplina che coinvolge tutto il nostro fisico in modo così semplice e completo”.

Perché è importante praticare scalzi?
“Non è obbligatorio, ma appena le condizioni lo permettono, consiglio di praticare il movimento a piedi nudi. Stare a diretto contatto con il suolo ci radica maggiormente ed è molto liberatorio. In sala lo facciamo sempre. L’esperienza cambia, ti permette di sentire di più”. 

Quali sensazioni ti vengono raccontate?
“L’energia che si sprigiona nel gruppo è sorprendente e ogni volta diversa. Si crea un grande senso di sintonia, ti senti più aperto verso il prossimo e il diverso. Se pratichi regolarmente il tuo atteggiamento cambia, anche a livello emotivo e mentale. Più ti muovi e più ti rendi conto di essere più flessibile, positivo e presente. Ci divertiamo: il difficile, infatti, è salutarsi a fine incontro”.

Rio Abierto, in spagnolo “fiume aperto”…
“Il movimento è nato negli anni Cinquanta in Argentina. Pensando al benessere personale, nella società moderna si stava dando sempre più importanza al lavoro con la mente, piuttosto che al lavoro con il corpo. Invece il fisico non è una parte staccata, è un tutt’uno con le emozioni e la mente. Quando un corpo è elastico, sciolto, sano, anche gli altri elementi hanno il loro beneficio e stanno meglio”.

Silvana, perché sei diventata insegnante di Rio Abierto?
“Mi ci sono avvicinata perché io per prima, anni fa, ho capito che mi stavo concentrando troppo sul mentale, dimenticando il mio fisico, sempre più debole. Solitaria quale ero, mai avrei pensato di arrivare addirittura a insegnarlo. La differenza l’ha fatta proprio la gioia totalizzante che si può vivere nel gruppo e il grande riscontro nel quotidiano. Provare per credere!”.

TERRA TICINESE, febbraio2024
Rubrica Persone, luoghi, benessere

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