BENESSERE CREATIVO ALLA RICERCA DI VARIABILI

Benessere creativo con il Metodo Bruno Munari: alla ricerca di variabili

Quante tipologie di fiori ci possono essere in un metro quadrato di prato non tagliato? E quante tonalità di verde? Con un pizzico di osservazione in più si scoprono meraviglie. È il cuore del Metodo Bruno Munari, alla base di una delle attività creative in Ticino più giocose: «Più ci provi e più diventa spontaneo guardare il mondo con le sue infinite sfaccettature», spiega Simona Balmelli, designer specializzata in comunicazione visiva.

Cos’è il Metodo Bruno Munari

«È un avvicinamento all’arte con cui sperimentare e osservare attraverso molteplici tecniche. Si impara a essere buoni esploratori del mondo, a sentire attraverso tutti i cinque sensi: non c’è solo la vista, importante è anche il tatto, senso che abbiamo in buona parte dimenticato».

La ricerca delle variabili

«Fondamentale è chiedersi: in quanti modi posso usare questa cosa? Per disegnare perché non usare un vecchio pennello da barba, o uno spazzolino? Con lo stesso strumento si prova un gesto leggero, poi uno pesante, si scivola, si picchietta». E il risultato? «L’attenzione va al processo creativo, all’esperienza, non all’oggetto, che possiamo anche decidere di buttare».

Un benessere che si impara giocando

«Gli adulti fanno più fatica: si devono esercitare per creare senza pensare, senza un obiettivo finale. Ma non dobbiamo porci limiti: facciamo nostra la spensieratezza dei più piccoli e vedremo la vita quotidiana da altre angolazioni». I laboratori si svolgono al chiuso o in natura.

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Di Anna Ostini – Quante diverse tipologie di fiori ci possono essere in un metro quadrato di prato non tagliato? E quante tonalità di verde differenti? Spesso con un pizzico di osservazione in più si possono scoprire meraviglie. Questo ci spiega Simona Balmelli, specializzata in comunicazione visiva con un master in Metodologia Bruno Munari. 

Ed è proprio grazie a questo metodo di apprendimento che la designer di Arogno invita a sperimentare con ciò che ci circonda, spesso anche in natura: “Più ci provi e più diventa spontaneo guardare il mondo con le sue infinite sfaccettature”. Ognuno di noi quindi – sì, perché anche i più grandi possono concedersi di giocare e divertirsi – può crearsi il suo luogo di svago, di sfogo… Di benessere creativo. Basta davvero poco.

Simona, come ti sei avvicinata a questo mondo?
Sono un’amante di libri, soprattutto per l’infanzia. Mi sono avvicinata a Bruno Munari proprio grazie ai numerosi libri per bambini che l’artista ha pubblicato. Ne ha fatti di molto piccoli per bambini che ancora non sanno leggere, ne ha fatti con finestre e buchi e anche libri che non si possono leggere, libri illeggibili, ma che comunicano attraverso forme, colori, contrasti e similitudini. Oggi ho il mio laboratorio nel cuore di Mendrisio.

In cosa consiste il Metodo Bruno Munari?
Si tratta di un avvicinamento all’arte, con cui poi è possibile sperimentare e osservare, attraverso molteplici tecniche artistiche. Si impara a essere buoni esploratori del mondo, ad osservare e a sentire attraverso tutti i cinque sensi. Non c’è solo la vista, importante ad esempio è anche il tatto, senso che abbiamo in buona parte dimenticato. È una ricerca artistica che va oltre gli stereotipi.

Quali tecniche si imparano?
Si imparano tecniche artistiche come il segno, la forma e il colore. Si osserva molto la natura con le sue geometrie e texture. Si sperimenta la polisensorialità attraverso materiali e strumenti di recupero o uso quotidiano. Per disegnare perché non usare un vecchio pennello da barba o quello di un pasticcere? O da parrucchiere, o un vecchio spazzolino, o uno scovolino per le ciglia…

Perché scegliere strumenti meno comuni?
Il Metodo Munari è soprattutto una ricerca delle variabili. Fondamentale è quindi chiedersi: in quanti modi posso usare questa cosa? Così si fa proprio l’istinto di sperimentare. Ad esempio con lo stesso strumento è possibile provare un gesto leggero, poi uno pesante, si scivola, si picchietta. Si dà così una grande attenzione anche ai gesti.

Lasciando i confini sicuri, alla fine si può anche non essere soddisfatti.
Quello che creiamo non deve essere per forza “da esposizione”. L’attenzione è al processo creativo, va all’esperienza, non all’oggetto, che possiamo anche decidere di buttare. Una volta imparata la regola si può sempre rifare.  

Un pensiero poco diffuso in una società in cui si guarda molto al risultato.
Gli adulti infatti fanno molta più fatica, si devono esercitare per riuscire a creare senza pensare, senza un obiettivo finale. Anche i bambini, crescendo, danno maggiore importanza a ciò che hanno prodotto. Un approccio meno materiale e più esperienziale, però, può essere portato nella vita di tutti i giorni con effetti positivi.

Ne possiamo guadagnare in termini di serenità?
Sì, non dobbiamo porci limiti, paure, dobbiamo far nostra la spensieratezza dei più piccoli. Riusciremo così a vedere anche la vita quotidiana da altre angolazioni. Possiamo imparare una tecnica o una regola, per poi andare oltre e uscire dagli schemi per sperimentare.

Traspare una grande potenzialità di gioia, di leggerezza.
Grazie a queste pratiche si possono vivere splendidi momenti, anche da condividere fra adulto e bambino. A casa come a scuola, si possono creare piccoli laboratori, ognuno con i propri strumenti speciali. All’aria aperta si possono contare quanti alberi diversi ci sono in un bosco, quante tipologie di tetti in città. E lasciarsi ispirare. Ciò che ci circonda e la natura sono contenitori di variabili eccezionali.

TERRA TICINESE, agosto 2024
Rubrica Persone, luoghi, benessere

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