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TERRA TICINESE, febbraio 2022
Rubrica Persone, luoghi, benessere
Di Anna Ostini – “Mi è sempre piaciuto entrare nell’acqua fredda, fin da bambino – spiega Tommaso Giacopini – anche durante un viaggio in Irlanda con la famiglia, tutti coperti fino al collo e io in mare”. Insegnante di yoga e voce autentica, il 28enne cresciuto a Carabbia ha sentito fin da piccolo il desiderio di scoprire e sperimentare, era solo all’inizio del suo percorso di ricerca verso la felicità e la consapevolezza. “Il Ticino è un luogo ideale, ho scelto di vivere a Riva San Vitale per immergermi ogni giorno”.
Tommaso, impossibile non pensare a Wim Hof.
Certo, anche io lo seguo. L’esperto olandese, chiamato anche The Iceman, ha avuto il merito di semplificare pratiche più antiche e renderle abbordabili per tutti. Oggi in molti ci provano, chi per sfida, chi per rinforzare il sistema immunitario.
Cosa può succedere se si affronta questa prova con superficialità?
Il corpo per autodifesa, confrontato a una situazione sconosciuta, tende a irrigidirsi, con il rischio di interrompere la respirazione. Si può creare così uno stato di apnea che può essere pericoloso e contrario all’esperienza che si vorrebbe invece avere.
Per ovviare a questo cosa bisogna fare?
Dobbiamo approcciare l’esperienza in uno stato di calma. Per rilassarci possiamo aiutarci con la meditazione o con la respirazione Tummo, che ci è stata insegnata dai monaci tibetani che vivono nelle caverne.
Che cosa è la respirazione Tummo?
Si tratta di una pratica di yoga tibetano, molto complessa. Una formula semplificata consiste nell’accelerare la respirazione alternandola a momenti di apnea controllata. Questo stimola il sistema circolatorio, aumenta l’ossigeno nel sangue e si crea adrenalina, così ci scaldiamo e possiamo resistere meglio al freddo.
Un consiglio per chi vuole iniziare?
Sicuramente suggerisco di procedere per gradi e di fermarsi quando non si è più a proprio agio. Si può iniziare bagnando anche solo i piedi. Siate sicuri di aver digerito e cercate un luogo che vi permetta di tornare al caldo dopo l’esperienza.
Quali sono invece i tuoi luoghi preferiti?
Il Ticino con i suoi fiumi e le sue pozze è il luogo ideale per questa pratica. Io mi immergo ovunque e lo faccio tutti i giorni. Adoro i boschi di Rovio e Meride. Cerco sempre luoghi discosti, preferibilmente non andrei mai dove c’è tanta gente. Nonostante l’esperienza, anche io sento la differenza se prima mi preparo mentalmente. Si tratta di qualità di ascolto.
Che cosa possiamo sentire?
Il punto è entrare in contatto con se stessi e il proprio corpo. Io lo faccio per quello, per sentirmi vivo. Come in tutte le altre pratiche che ho approfondito, la danza, il teatro e il canto, oltre allo yoga e alla meditazione. Viviamo in una società che ci ha reso meno sensibili a ciò che ci circonda. Io voglio essere parte di quello che accade, se piove esco a torso nudo sotto la pioggia.
Per chi proprio il freddo non lo sopporta, suggerisci altre attività?
Il kirtan, una meditazione cantata. L’invito è di non ascoltare la propria voce, ma il proprio corpo, che vibra e reagisce. Bisogna farsi assorbire e lasciare andare, è qualcosa di molto fisico e concreto che aiuta a sciogliere anche i nodi emotivi. Dona una bellissima sensazione di leggerezza.
Tommaso, che cosa stai cercando?
Tutto quello che faccio è un desiderio di esperienze vere, voglio essere vigile, non passivo. Voglio stimolare i miei sensi. Ora ho capito che tutto quello che studio mi riconduce a voler fare esperienze che si staccano dalla quotidianità, per raggiungere uno stato di pienezza ed essere felice.
Possiamo farlo tutti?
Certo, io guido queste pratiche, la condivisione é molto potente. Oggi abbiamo una soglia di sopportazione mentale e fisica molto bassa. Se si impara a essere ricettivi e svegli, al contrario, si può affrontare tutto con serenità, dalle situazioni di stress a un ambiente estremamente caldo. Sentirsi in grado di fare qualcosa consolida il nostro stato di forza e di consapevolezza.
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