
20 MINUTI, settembre 2020
Di Jenny Covelli – Nasce Calendar People, per staccare dalle nuove tecnologie e ritrovare il piacere di svolgere attività pratiche, nel territorio, con gli altri.
«Non possiamo limitarci a una vita casa-lavoro, lavoro-casa. Anche se piccoli, dobbiamo ritagliarci dei momenti per noi stessi in cui ritrovare le energie». È questo il motivo per cui è nato “Calendar People” (www.calendarpeople.ch), piattaforma di attività per il tempo libero in Ticino. Si va dalle più conosciute – come yoga e cucina – alle meno note, per esempio la capanna sudatoria o il metodo KonMari.
«Il tutto, però – sottolinea la promotrice Anna Ostini –, rigorosamente proposto in modo che le persone abbiano esperienze attive e ritrovino il piacere di socializzare». Non si tratta di semplici lezioni. Gli incontri si svolgono in piccoli gruppi, guidati da quelli che vengono chiamati “Artigiani delle esperienze”.
Una scelta che «sottolinea il fattore umano e concreto alla base di tutto». Si tratta infatti di gente che ha passioni, capacità e competenze da condividere. «È incredibile quanta gente interessante ci circonda,
ma spesso non alziamo lo sguardo per scoprirlo», continua Anna.
Le attività che propone consentono proprio di alzare gli occhi, soprattutto dagli schermi che fissiamo quotidianamente: «Invito tutti a riscoprire il nostro splendido territorio e a ritrovare la soddisfazione di realizzare qualcosa con le loro capacità, senza l’App di turno. Torniamo a “mettere le mani in pasta”».
Con una semplice iscrizione si «entra a far parte di un gruppo di persone entusiaste». Nuove conoscenze con cui condividere interessi e passare del tempo libero di qualità. «Quando ho scoperto quanto il mio, di tempo, fosse prezioso, ho capito che queste esperienze possono far bene anche a chi mi circonda – spiega ancora la promotrice –. Inoltre, se tutti riceviamo e possiamo quindi donare energia positiva, ne beneficia la società».
Le attività offerte da Calendar People sono in crescita, così come le collaborazioni con le strutture ricettive. I primi riscontri? «Sono positivi. Basta guardare gli occhi di chi ti saluta al termine dell’esperienza».














